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Il Tè

Storia del tè
teiera e tazze cinesi Teiera e tazze tradizionali cinesi

Storia del tè in Cina

Forse è più mito che storia ma in Cina, comunque, si racconta che fu l'imperatore Shên Nung, (2737-2697 a.C.) uno dei tre Augusti della Cina antica, ai quali si deve la nascita di tutte le cose buone e onorevoli, ad iniziare i cinesi all'uso del tè.

ideogramma cinese del tè Ideogramma cinese del tè

Shên Nung, il Padre dell'agricoltura, seguendo una delle regole da lui stabilite, mise a bollire dell'acqua, così da poterla bere. Non si accorse, però, che alcune foglie dell'albero, sotto al quale si era fermato, caddero nel bollitore; l'albero era la camelia sinensis, e l'infuso, nato per caso, fu così apprezzato che l'imperatore diede inizio alla coltivazione della pianta.

In Cina l’evoluzione del bere tè ha seguito momenti storici e pensieri diversi, e può essere divisa in tre epoche principali che differenziano diversi metodi di preparazione: la fase del tè bollito, del tè sbattuto, e quella del tè infuso. Queste fasi non sono solo tre momenti diversi di preparazione del tè, ma riflettono i differenti atteggiamenti della cultura orientale nelle dinastie T’ang, (618 - 906 d.C.), Sung (960 - 1279 d.C.), e Ming, (1368 - 1644 d.C.).

La pianta del tè, è originaria della Cina meridionale; la medicina e la botanica cinese la conoscono fin dall’antichità con diversi nomi: t’o, ch’uan, chia, she, e ming; era utilizzata per curare sia il fisico sia lo spirito, infatti, tra le sue proprietà, sono citate la capacità di alleviare la fatica, aiutare lo spirito e la volontà, e curare la vista. Come medicina il tè era somministrato sia come pozione da bere, sia sotto forma d’impacchi per calmare i dolori reumatici.

Durante il IV e V secolo la bevanda era la preferita tra gli abitanti della valle del fiume Yangtze-chiang, dove, per definire la tisana, nacque l'espressione "spuma di liquida giada". Fu in questo periodo che per definire la bevanda, fu creato il moderno carattere ch’a, derivante dal classico tu. Le foglie di tè erano cotte a vapore, pestate in un mortaio, quindi impastate e bollite insieme a riso, zenzero e altre spezie, latte e a volte cipolle.

Con la dinastia T’ang, il metodo del tè bollito fu abbandonato, e servire il tè, si trasformò nella ricerca dell’armonia e dell’ordine che governano tutte le cose. Artefice di tale nuova filosofia fu il poeta Lu Wu (VIII secolo), amico dell’imperatore T’ai Tsung (763-779).
Lu Wu scrisse un’opera in tre volumi e dieci capitoli intitolata Ch’a ching (Il libro del tè), in cui ideò il Codice del Tè.
Nel Ch'a Ching, Lu Wu descrive le piantagioni di tè della Cina, la storia dei più importanti bevitori di tè, i vari modi di servire il tè, la preparazione della bevanda, dal tipo e qualità delle foglie, alla qualità dell'acqua con i suoi diversi stadi di bollore e, infine, delinea le prime norme che regolano la cerimonia del tè.

Lu Wu, nel quinto capitolo del C’ha ching, descrive come preparare il tè, riflettendo in particolare sulla qualità dell’acqua da utilizzare e sui suoi vari gradi di ebollizione. Secondo la sua opinione, l’acqua migliore è quella di fonte montana, seguita dall’acqua di fiume e da quella di sorgente. Le fasi di bollitura sono tre; nella prima si formano piccole bolle, la seconda fase vede formarsi bolle più grandi, e durante la terza fase si sollevano onde impetuose.
Per la preparazione si doveva tostare l’impasto di tè davanti al fuoco, poi l’impasto era ridotto in polvere. Nella prima bollitura si aggiungeva il sale, nella seconda il tè e nella terza si versava un po’ d’acqua fresca per far depositare il tè e dare nuovo vigore all’acqua, infine, il tè era servito e gustato.

Dopo la fase del tè bollito, con la dinastia Sung, si avviò la fase del tè sbattuto. La polvere finissima ottenuta dalle foglie di tè pestate in un mortaio di pietra, era sbattuta in acqua calda con un frullino di bambù.
Questo nuovo modo di bere il tè portò a numerosi cambiamenti. Il sale fu abbandonato, si idearono nuovi strumenti per la preparazione e si introdussero nuovi concetti per selezionare le foglie. Con la dinastia Sung.

L’arte del bere tè, raggiunse livelli impensati; basti dire che si organizzavano tornei per decidere quale fosse la qualità migliore tra le foglie di tè. Questo nuovo concetto nella preparazione del tè, riflette anche la diversa filosofia Sung, rispetto a quella dell’era T’ang. Il tè abbandona la sua anima poetica e diventa un mezzo per realizzare se stessi.

Fu in questo periodo che tra i monaci buddhisti della setta zen meridionale, nacque un primo rituale del tè. I monaci raccolti davanti all’immagine di Bodhidarma (470-534), ventottesimo patriarca del buddhismo indiano e primo patriarca dello zen cinese, da lui fondato nel 526 d.C., bevevano tè, da un’unica tazza, con la stessa solennità che contraddistingue i riti religiosi. Ed è da questo primo rituale zen che derivò la cerimonia del tè giapponese del XV secolo.

Nel XIII secolo la cultura dell’antica Cina, e la sua arte del tè, scomparvero, distrutte dalle incursioni e devastazioni mongole e dalla conquista della Cina da parte degli imperatori barbari della dinastia Yung. Verso la metà del XIV secolo la dinastia Ming non riuscì a ricostruire l’identità del paese, infine con la dinastia straniera dei Manciù, nel XVII secolo, si persero completamente le antiche tradizioni del tè in polvere; infatti, il tè infuso in acqua calda, come lo conosciamo oggi anche in occidente, è il metodo usato durante la dinastia Ming, periodo durante il quale fu introdotto il tè in Europa.

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